a ciascuno il suo terrore – covid 5

libere mamme

Come si trova Orlando su skype? Non è intimorito dal computer?

No. Orlando si è adattato alla velocità della luce. Ha imparato a usare skype e zoom. Le sue giornate sono attraversate da collegamenti di rete e relazioni virtuali.

Orlando, come tutti i suoi amici, potrebbe stare dentro una base spaziale e da lì tenersi in contatto con la terra.

Cosa fanno gli astronauti quando comunicano con amici e parenti rimasti con i piedi per terra?

Orlando e i suoi amici parlano, giocano, raccontano, fanno i compiti, fanno lezione, si distraggono, si allontanano, tornano. È come trovarsi di fronte al negativo della realtà aumentata. Il sogno di essere dentro le cose e vederle come potrebbero essere, come sarebbero se, come forse sono state, come saranno. Quel sogno si è rovesciato nel suo negativo restituendoci il simulacro di immagini che non possiamo contattare.

Nel mio immaginario di bambina resta impressa la…

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il topo è in gabbia – covid 4

libere mamme

Sei dentro un esperimento.

Riformulato, declinato, ricombinato, potrebbe essere l’incipit di un romanzo distopico.

Sono dentro un esperimento.

Ero dentro un esperimento.

Era dentro un esperimento.

Sei dentro un esperimento. Me lo ha detto un’amica.

Prendi un topo di campagna o di città. Non di laboratorio. Mettilo in un luogo chiuso. Inserisci alcuni ostacoli e ogni giorno aggiungine uno. Verifica l’evoluzione delle condizioni mentali e fisiche del topo. Rileva le sue reazioni agli ostacoli vecchi e nuovi, nella loro combinazione di vecchio e di nuovo, nel loro sapersi reinventare nella relazione col nuovo, con l’inaspettato.

8 marzo 2020. Nuovo dpcm recante ulteriori misure per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19. La porta di chiude. L’esperimento ha inizio.

13 marzo 2020. Il padre di mio figlio si stabilisce nel mio appartamento per l’emergenza coronavirus.

18 marzo 2020. Ricovero dell’amico.

Conseguenze.

6 aprile 2020. Segni di stanchezza e…

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la città espansa – covid 3

libere mamme

65 mq di involontaria controtendenza.

Venerdì 6 marzo 2020. Arriva da Milano un’amica. Sarà nostra ospite per qualche giorno.

Domenica 8 marzo 2020. Una nuova ordinanza obbliga chiunque venga da Milano a dichiararsi e a rispettare quindici giorni di quarantena. La mia amica resta bloccata a casa nostra.

Mercoledì 18 marzo 2020. Decimo giorno di quarantena. Va tutto bene. Alle otto di mattina arriva una telefonata sul mio cellulare. È un’amica. Un’emergenza.

Da questo momento Covid 19 per noi diventa un’altra storia.

Dodici giorni di coma farmacologico. Poi la morte di un amico.

Nella mia casa prende posto la tragedia. L’amica di Milano se ne va e da noi si stabiliscono la moglie e la figlia dell’amico in ospedale.

65 mq rivoluzionati. Io salgo in soffitta, la preziosa stanza scoperta e conquistata qualche anno fa. Una risorsa. Un rifugio. Dove non arriva quasi niente. Quasi. Ma mi basta questo. Ora…

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io sono runner – covid 2

libere mamme

Magie. Rituali. Incantesimi. Forze del bene contro forze del male. Anime bianche contro anime nere. Il mondo ha riscoperto la superstizione, che da qualche tempo se ne stava timidamente nascosta sotto strati di fede scientifica, razionalismi estremi, ipocrisia, meschineria. E anche dove ci si aspetterebbe ragione, anche in quel caso si sentono formule magiche, come un’aura che circonda tutti noi, un luogo inaccessibile dove crescono i segreti della sopravvivenza.

Desertificazione. Se desertifichiamo, il virus muore. Desertificare non vuol dire limitare contatti e spostamenti, rispettare le distanze di sicurezza e attuare tutti gli accorgimenti necessari a evitare il contagio. No.

Occhi di rana coda di serpente. Mescolare. Desertificare.

Quando la magia si sostituisce al reale, il bene e il male tornano a occupare le due metà del mondo, senza zone d’ombra. Senza dubbi.

Il runner, quello che corre, è finito nella metà oscura. Insieme a Lord Voldermort e ai mangiamorte. Se…

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ricombinare il senso – covid 1

libere mamme

Il coronavirus è un esperimento sul tempo. Una bomba che esplode mandando in pezzi la linearità, spargendone confusamente i frantumi a terra, dove ci aggiriamo in cerca di qualcosa che somigli al senso, almeno un senso per noi.

Ricostruire gli ultimi venti giorni, per avere indizi di eventuali contagi, riconoscersi nel giusto, correggersi laddove si sia sbagliato.
Cosa è successo? Cosa è successo quando? Prima durante dopo cosa? Cosa abbiamo fatto? Quando lo abbiamo fatto? Prima durante dopo cosa? Prima di quale decreto? Dopo quale decreto? Durante quale decreto? Se il decreto è retroattivo, quanto tempo prima abbiamo fatto qualcosa? Dove mettiamo cosa sul piano di senso che stiamo cercando di costruire? Su quale linea è scorsa la nostra vita?
È una grande fatica che potrebbe non portare da nessuna parte, ma seppure portasse in qualche luogo, seppure riusciremo a terminare una piccola figura del grande puzzle del tempo del…

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L’assassinio del commendatore

libere mamme


Con L’assassinio del commendatore Murakami conferma di saper spalancare la finestra del nostro piccolo mondo su un’infinità di universi paralleli capaci di mandarci messaggi. E conferma di saper indagare la propria condizione attraverso il riconoscimento dell’altro da sé. Nei suoi romanzi c’è posto per tutti, ognuno su un livello di realtà in comunicazione intermittente con gli altri. La sua narrazione è uno spazio dentro il quale emerge con forza la presenza di luoghi difformi.
Questa volta la storia ruota intorno a un vecchio quadro in stile nihonga che rappresenta un momento importante nella vita del suo autore e dell’umanità intera, un episodio relativo al nazismo. Parallelamente alla storia del quadro, il romanzo apre una parentesi su un personaggio morto suicida dopo aver partecipato al massacro di Nanchino.
Lo stile di Murakami è incredibile. I suoi romanzi sarebbero belli anche se parlassero d’altro. Potrebbero vivere senza toccare terra, e invece la…

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sotto assedio

libere mamme


Sotto assedio. Fin da quando ero bambina. Avevo sentito parlare per caso di eroina. Forse da adulti che pensavano che io dormissi. Mai affidarsi al sonno dei bambini. È ingannevole come il volo di una farfalla.
Fu quella la prima volta che mi sentii morire. La sera, andando a letto, mi aspettavano ore di insonnia durante le quali me ne stavo immobile rintanata nel letto a guardarmi da un mostro che in qualsiasi momento poteva spuntare dal buio per uccidermi. Mia madre pensava che io dormissi. Questo fu l’esordio di una lunga carriera di piccole morti e grandi resurrezioni.
Il caso, la malattia e l’ansia mi hanno assediata per tutta la vita. A questo si aggiunge che soffro di una leggera meteoropatia che mi porta a vedere catastrofi quando piove a lungo e a stare allegra con il sole, ma solo fino a una certa temperatura.
L’analisi non ha potuto…

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Geronimo Stilton e la coca cola

libere mamme


Ci sono lunghi periodi in cui non scrivo. Leggo. O scrivo diversamente. Per me. Per gli altri. Cose che accadono in silenzio. Finisco in questi giorni la lettura di Un feroce dicembre di Edna O’Brien. Bello. Senza speranza. Forse ne parlerò.

Per un istante però questo silenzio voglio romperlo. Non per parlare delle mie letture. No. Ma per affrontare un incubo. Poi tornerò a stare zitta.

Chi è Geronimo Stilton? Un tipo anzi un topo. Il formulario è sempre identico a se stesso, come nella tradizione orale. Geronimo però non è raccontato. È scritto e disegnato. La sua ripetitività porta allo strazio, all’orticaria, all’intossicazione. È a portata di tutti i bambini. Vende milioni di copie nel mondo. 30 milioni solo in Italia. Ha un costo elevato. Ha la qualità artistica di un fumetto usa e getta e il prezzo di un’edizione di lusso. È la declinazione commerciale e predatoria del…

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messa a disposizione

libere mamme

© Daniel Firmann

Due mesi meno tre giorni. Come l’acido butirrico. Iniziato con lui e finito poco prima che lui finisse.

Settembre 2018. MAD. Messa a disposizione. Una terra di disperazione e raccolta delle briciole che fanno gli altri quando mangiano.
Ho bisogno di cash e mi metto a disposizione in alcune scuole di Roma.
La possibilità che mi chiamino è talmente remota che invio disponibilità e curriculum vitae e immediatamente passo ad altro, ipotesi più concrete e più vicine alla mia storia.

È giovedì e sto facendo la spesa in un supermercato sulla strada che dalla scuola di Orlando mi riporta a casa. Sono in un angolo, in fondo ai locali. Qui il cellulare non prende. Eppure squilla. Il destino riesce ostinatamente a insinuarsi nei passaggi stretti del campo elettromagnetico della telefonia mobile. Come posso non pensare alla scopa del sistema? La voce dall’altra parte va e viene. Il…

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