Mario Monti e la favola del principe azzurro – dic 8, 2011, 09:55 p.

Questo nuovo governo mi fa riflettere e mi mette di fronte a delle grandi, inedite verità. Nel pensare a ciò che ci tocca nel dopoberlusconi, voglio concentrarmi su Elsa Fornero, la donna che piange, ministro del lavoro e figura emblematica della nuova fase. Le sue lacrime, il rigore, le sue parole pronunciate all’ultima puntata di Ballarò: “Ho capito una cosa. Quell’uomo non sa mentire” riferendosi a Mario Monti. Questo governo di tecnici, cioè gente che non utilizza la retorica politica, si sta avvalendo di una rovesciata arte della parola, attraverso la quale dice di smascherare se stesso e l’altro da sé. Le lacrime stanno per emozionabilità. Il rigore sta per precisione, inesorabilità e forza (anche morale). Non saper mentire sta per onestà e trasparenza. Se, come tutti affermano, siamo in clima di assoluta discontinuità col passato, è vero allora che i governi politici sono freddi, cinici, moralmente deboli, praticamente flessibili, disonesti. Ma se è vero che non è poi così vero che questo governo rappresenta discontinuità perché la sua manovra d’emergenza fa il paio con quelle di Tremonti e perché dalla politica avrà la fiducia a destra e a manca, allora denuncia anche la propria natura. Detto in soldoni, attraverso questo governo ci stanno chiaramente prendendo per il naso (il noi è riferito non a un generico chiunque ma agli elettori, cioè a chi in genere dà il mandato a governare). Ma procediamo con l’analisi e non facciamoci ingannare, lo smascheramento sta ancora mascherando qualcosa. Voglio parlare di fiducia. Fiducia e spread, protagonisti di questa bella favola del XXI secolo. Basta cenerentole, peter pan, gobbi di notre dame, belle, bestie e brutte tempeste. Siamo ormai nell’era di un nuovo racconto. C’era una volta il mercato, un vecchio signore che possedeva terre fino all’orizzonte, tanto che l’orizzonte ne veniva oscurato. Possedeva l’intero pianeta con le sue bellezze e i suoi abitanti, le stagioni, i giorni e gli anni, possedeva lo spread e dava fiducia. Sì, il mercato dava fiducia, la dava e la toglieva. In questa nuova favola è difficile separare la materia dall’antimateria, il reale dal virtuale, il buono dal cattivo. I confini tra il bianco e il nero si dissolvono in una strana illusione ottica, come nuvole mosse dal vento. Nella nostra favola la fiducia diventa materia prima, non propensione, atto volontario e volontaristico, stato d’animo. No. La fiducia qui è in carne e ossa. Eppure non è certo un’entità autonoma. È il mercato che la crea, è lui che la destina. Noi tutti lo sappiamo ma è come se non lo mettessimo in conto. In questo esordio di millennio le leggi di mercato hanno governato praticamente indisturbate come mai era accaduto prima. La mediazione politica (da cui la retorica e la non immediata trasparenza) è ormai saltata da anni. Quasi non ce ne ricordiamo più. Il mercato con le sue “leggi” – le quali non rappresentano affatto un avvenuto accordo tra le parti perché la legge di mercato è l’esatto contrario della ricerca di accordo: chi vince comanda e l’altro sta zitto – ha fatto danni gravi, da tutti i punti di vista, danni imperdonabili e forse irreparabili. Adesso però noi aspettiamo la sua fiducia. Non ne possiamo fare a meno. Pena il fallimento. Il mercato è un vecchio re che non ammette discussioni. Decide tutto da solo. È dispotico e vendicativo. Se in gioventù ancora ci si poteva parlare, adesso è meglio evitare qualsiasi confronto con lui. In questa favola Mario Monti è il principe azzurro che forse riporterà a casa la preziosa fanciulla di nome Fiducia, obbediente figlia del Mercato e sorella dello Spread. E tutti vissero felici e contenti. Alla fine però, gira che ti rigira, le favole raccontano sempre la stessa storia: c’è un re, c’è un principe, c’è una principessa e c’è un cattivo. Nel nostro caso il cattivo era già stato sconfitto prima che la storia iniziasse. Quindi sono tutti buoni. È chiaro che siamo di fronte a un inganno. Le lacrime di Elsa Fornero sono rivelatrici proprio in virtù della la loro natura, perché sono della stessa pasta delle soap opera: sappiamo che non è vero niente, sappiamo che quella storia è stata inventata. Sappiamo che mai come in questo momento il mercato ha governato, peggio ancora che col governo berlusconi. Con la benedizione di tutti.

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